da "Dismissioni"
Lunotto
basta che passi il tempo,
per quanto fossi stanco ti vedevo
quasi ogni sera negli anni Novanta.
Io non sono d'accordo, no, non sono,
c'è inquinamento in città,
così, nel pomeriggio,
si accendono i lampioni per le strade,
la cosa è fuori norma
fa pensare ad un fatto straordinario,
un'attesa, un evento,
il trucco del peccato è proprio questo,
il sapore acido della tristezza,
la perdita di tempo del caffè
dei denti da lavare,
chiamarti o non chiamarti amore è un fatto
che a volte mi fa perdere la testa.
Scurivano le occhiaie sul mio viso,
le labbra si assottigliavano quando
la sera dopocena su in terrazza
dipingevo i muri ed anche sul soffitto -
l'estate passò felice. Così
nel mentre che le giornate scorrevano
io sul tuo viso contavo le efelidi;
davanti al lunotto i pieni di gas.
C’è ancora qualcosa di vivo in certi
posti della tua sensibilità,
è quando leggi un testo, una tabella.
C’è silenzio: l’aerazione ha una ventola
e ne distinguo tre suoni diversi,
qualcosa mancava ancora, però,
vera gioia e tristezza era impensabile
come dormire la notte. Ma fu
solo un breve momento |