Recensioni, interessi e progetti
Una breve recensione di alcuni suoi lavori ("Fila
d'attesa", "Dimentico Egvis", "Al
mare", "Tayatsumi e il piscio")
è apparsa su Storie (Roma, 1995); altre recensioni sono apparse
su un suo racconto ("Lo specchio") e sulla
totalità della sua produzione su L'Avvenire (Milano, 1995,
1995). Lo stesso racconto è stato nuovamente recensito sul
predetto volume e da "Avvenimenti" (Roma,
1996). Schede bibliografiche sulle sue opere e sull’autore
sono apparse nei volumi pubblicati e sulle presentazioni sul
web: I ragazzi dell’alchimista, Sotto le bianche insegne
di Gengs, Il figlio del diavolo, Scandisk.
La sua opera è stata presentata alla Biblioteca Nazionale
Centrale di Firenze nel marzo 1993, con lettura di novelle
inedite ("Il Saladino e il Vecchio della Montagna"
e "Alessandro a Babilonia", sempre da Hic
sunt leones, e "Stresa"). Altre letture pubbliche
sono state tenute in occasione di premiazioni di suoi testi.
Il suo testo più importante degli anni 80, comunque, è forse
"L'ultima estate a Famagosta": è un romanzo
- contenitore, ambientato in parte in un assai prossimo futuro,
in parte nel consueto passato mitico - medievale: molti racconti
di "Hic sunt leones" vi sono integralmente
riportati in una movimentatissima e complicata cornice di
attualità politica e sociale, di chiara impostazione pacifista.
Adesso dominante rispetto a questa ispirazione è il filone
"contemporaneo", dove al consueto elemento favolistico
si unisce e si contrappone una allucinata protesta dai toni
civili e sociali, con l'intendimento di creare una sorta di
"fiaba metropolitana". I racconti sono raccolti
in due brevi collane: "Scandisk" e "Calendario".
La collana Scandisk, che raccoglie racconti quasi tutti
pubblicati su riviste, è stata finalmente pubblicata su libro
nel corso del 2001 (Prospettiva Editrice, Civitavecchia; recensita
da Silarus, Battipaglia 2002 e da Ilfilorosso, Rogliano 2002).
Ancora in seguito, esauritisi la tematica di stampo medievale
e l'interesse per la narrativa parascolastica, è diventato
proprio questo genere surreale, ora tragico ora comico, a
costituire la strada più frequentemente battuta da Ragni.
La scrittura risente fortemente di questo mutamento, toccando
assai rapidamente registri ora drammatici ora decisamente
(e sempre più) evocativi. Assume spesso forma frammentaria.
Al riguardo, proseguendo verso la via della "registrazione",
le ultime tendenze di scrittura sono ormai vicine tanto alla
poesia che alla prosa. L'ultima sua produzione, infatti, è
in bilico tra entrambe, in vario equilibrio. Le sue poesie
sono raccolte nelle sillogi: "Parcometri"
e “Dismissioni”. Per inciso, il classico endecasillabo
è il verso preferito.
Parallelamente, Ragni ha concluso negli anni 90 un romanzo
in forma poetica, estremamente frammentario, dove, tra le
pieghe del testo, stanno criptate molte poesie. Il titolo
è "Il vento in si minore". L’autore lo ritiene
superiore a “L’ultima estate a Famagosta” ma si sa
bene che gli autori sono di solito i peggiori critici di se
stessi. E’ un testo molto silenzioso. Adesso Ragni ha completato altre raccolte di poesie: Poesie dei tempi di lotta, Poesie a colori, Poesie in forma di rosa; ed alcune serie di racconti: Racconti scritti all’indicativo futuro, Racconti di persone sole, ed altro. In futuro svilupperà alcune idee al limite tra narrativa e poesia, probabilmente sotto forma di romanzo epistolare.