Il mese più crudele
di
Paolo Ragni
E' terribile lasciarsi con Egvis
alle cinque di un pomerigúgio molle,
a cena senti di aver voglia di lei.
Dopo un concerto non riesco a dormire,
mi vorticano in testa le musiche,
in auto ci raccontavamo fiabe.
E' bello parlare quando la pioggia
di primavera ticchetta sui vetri,
sul tetto. La mattina telefono,
la richiamo, non riúchiamo, richiamo.
Con l'ora legale ceno in terrazza,
vedo rosa dappertutto, è bello, sì,
è vero, lo so, però
la luna a falce, i giardini di pini,
l'auditorium e la piscina, tutto
mi ricorda Mostar o Sarajevo,
la gente, un tempo, là, era felice,
era felice.
Apro la finestra, sento profumo
di bosco, un legúgero vento frizzante,
la vita gaia scorre tra le fronde,
sui tetti delle case e le grondaie,
gli intonaci, i balconi, gli abbaini -
Bene riflettere prima d'entrare
nel mondo dei grandi, meglio aspettare,
le fiabe rimangono anche a vent'anni,
vedo i palazzi con l'occhio del fiore.
La Passione la sofferenza è greve.
forse perché stanotte sta piovendo
E' strano come gli altri, Egvis mia cara,
non si innamorino di te, alla messa
delle Palme non trattengo mai il pianto.
Queste elezioni sono andate bene,
partecipo a qualcosa di più grande,
c'è un disegno provvidenziale in questo,
proprio come dopo fatto l'amore,
passo a un altro livello evolutivo.
Per la Liberazione sventoliamo
sventoleremo le nostre bandiere -
più si tenta di spiegare e peggio è,
ho già preso a sorridere un po' a tutti,
le frasi si sbriciolano le frasi -
questo aprile gli iris sono fioriti.